La diagnosi di tumore in età fertile comporta non solo un impatto clinico ed emotivo rilevante, ma anche una questione spesso trascurata: la preservazione della fertilità. Le terapie oncologiche possono compromettere la funzione riproduttiva, eppure non tutti i pazienti ricevono un’informazione tempestiva e completa su rischi e possibilità. L’ASCO, già pioniera nel definire raccomandazioni in materia, aggiorna nel 2025 le sue linee guida con nuove evidenze e una rinnovata attenzione alla multidisciplinarietà. L’obiettivo? Fornire indicazioni dettagliate e attuabili su come affrontare la questione della fertilità in ogni setting oncologico, e in ogni età della vita. Ma quali sono oggi gli approcci realmente efficaci? E come orientarsi tra metodi consolidati ed emergenti, tra etica, efficacia e sicurezza? Alcune risposte, rigorosamente evidence-based, in questa sintesi da integrare con la lettura completa del paper su JCO.
Su HI, et al. Fertility Preservation in People With Cancer: ASCO Guideline Update. J Clin Oncol 2025; doi: 10.1200/JCO-24-02782. Epub ahead of print.
Le linee guida ASCO 2025 forniscono una sintesi esaustiva delle evidenze disponibili per ciascun approccio alla preservazione della fertilità nei pazienti oncologici, distinguendo per sesso, età e contesto clinico. Le raccomandazioni sono formulate tenendo conto sia della qualità delle prove (alta, moderata, bassa, molto bassa) sia della forza del consiglio (forte o condizionato).
Pazienti maschi post-puberali
La crioconservazione del liquido seminale rappresenta l’intervento standard, fortemente raccomandato (forza: forte; qualità delle evidenze: alta). I dati disponibili mostrano un tasso di gravidanza clinica (Clinical Pregnancy Rate, CPR) pari al 28%, un tasso di nati vivi (Live Birth Rate, LBR) del 20% e un tasso di aborto spontaneo del 13%. Anche un singolo campione, se adeguatamente frazionato, può essere sufficiente per accedere in futuro a tecniche di fecondazione assistita come l’inseminazione intrauterina o la fecondazione in vitro (IVF).
In assenza di eiaculato, è raccomandata l’estrazione chirurgica di spermatozoi dal testicolo (Testicular Sperm Extraction, TESE), da eseguire prima dell’inizio delle terapie oncologiche. Il tasso di successo nella raccolta di spermatozoi varia tra il 33% e il 58% a seconda del tipo di tumore. La raccomandazione è forte, ma la qualità delle evidenze è considerata moderata.
Nei maschi prepuberali, l’unica opzione possibile è la crioconservazione del tessuto testicolare (Testicular Tissue Cryopreservation, TTC), che tuttavia resta una procedura sperimentale, da proporre solo in contesti di protocolli clinici approvati. La forza della raccomandazione è condizionata, con evidenze di qualità molto bassa.
Non vi è invece alcuna indicazione a utilizzare la soppressione ormonale con analoghi del GnRH (Gonadotropin-Releasing Hormone agonists, GnRHa) nei pazienti maschi, in quanto inefficace: la raccomandazione contro il suo impiego è forte e supportata da evidenze di alta qualità.
Pazienti femmine
Le opzioni standard prevedono tecniche che richiedono una stimolazione ovarica controllata (Controlled Ovarian Stimulation, COS) seguita da prelievo ovocitario.
Infine, è possibile proporre la preservazione della fertilità anche dopo il completamento delle terapie oncologiche, nei pazienti che non vi abbiano avuto accesso inizialmente. Tuttavia, la riuscita dipende dalla riserva ovarica residua, stimabile mediante dosaggio dell’ormone antimülleriano (Anti-Müllerian Hormone, AMH) e conteggio dei follicoli antrali (Antral Follicle Count, AFC). I tassi di successo sono inferiori rispetto al setting pre-trattamento. Anche in questo caso, la raccomandazione è condizionata, con qualità delle evidenze bassa.
Sicurezza oncologica
Importanti dati rassicurano sull’assenza di impatto negativo delle tecniche di stimolazione ovarica sulla prognosi oncologica, anche nei tumori sensibili agli estrogeni. Nei pazienti con carcinoma mammario, la stimolazione con protocolli che includono inibitori dell’aromatasi come il letrozolo non ha mostrato aumento del rischio di recidiva. In alcuni studi osservazionali, anzi, l’esecuzione della preservazione della fertilità è risultata associata a una riduzione del rischio di recidiva (RR 0.58; 95% CI: 0.46–0.73) e di mortalità (RR 0.54; 95% CI: 0.38–0.76), verosimilmente per un effetto di selezione del paziente.
Le linee guida ASCO 2025 rappresentano un aggiornamento ampio e articolato su un tema centrale nella gestione del paziente oncologico in età fertile: la preservazione della fertilità. Il messaggio principale che emerge è chiaro: la valutazione del rischio riproduttivo e la proposta di opzioni di preservazione devono essere parte integrante del percorso terapeutico sin dalla diagnosi, e non un’aggiunta opzionale o tardiva. Le opzioni consolidate, come la crioconservazione di spermatozoi, ovociti ed embrioni, dimostrano efficacia e sicurezza, anche in contesti complessi come il carcinoma mammario ormono-sensibile. L'invito a coinvolgere tempestivamente specialisti della fertilità e a garantire un approccio multidisciplinare riflette una visione della cura sempre più personalizzata e centrata sui bisogni globali del paziente, non solo sulla malattia.
Tra i punti di forza più rilevanti delle linee guida, va sottolineata la solidità metodologica dell’intero documento, fondato su una revisione sistematica di oltre 160 studi, inclusi trial randomizzati, revisioni sistematiche e studi osservazionali. L’approccio multidisciplinare adottato, che ha coinvolto oncologi, ginecologi, urologi, psicologi, eticisti e pazienti, ha garantito una visione ampia e concreta, vicina alla pratica clinica quotidiana. Le raccomandazioni sono chiaramente articolate, con indicazioni sul livello di evidenza e sulla forza del consiglio, e affrontano in modo puntuale ogni possibile scenario clinico, includendo anche situazioni particolari come i pazienti prepuberali, le urgenze oncologiche o il setting post-trattamento. Altro elemento distintivo è la volontà di promuovere l’equità: le raccomandazioni si applicano a tutti i pazienti, indipendentemente da età, orientamento sessuale, identità di genere, status riproduttivo o condizione economica.
Tuttavia, il documento presenta anche alcune aree di criticità. Nonostante la mole di studi considerati, la qualità dell’evidenza è spesso eterogenea, con numerose raccomandazioni basate su dati osservazionali o su studi con rischio di bias moderato o elevato. Inoltre, l’impatto delle nuove terapie oncologiche – come le targeted therapies, gli anticorpi coniugati e l’immunoterapia – sulla fertilità rimane largamente inesplorato, ponendo un’importante sfida per la ricerca futura. Le tecniche emergenti, come la crioconservazione del tessuto testicolare e la maturazione in vitro degli ovociti, sono promettenti ma ancora prive di dati consolidati sull’efficacia a lungo termine. Manca infine una robusta evidenza sugli esiti di salute dei figli nati da gameti crioconservati, un tema particolarmente rilevante in termini di counseling.
Inoltre, sebbene le raccomandazioni siano chiare, la loro reale implementazione potrebbe essere ostacolata da disparità di accesso ai servizi di fertilità, da barriere economiche e assicurative, e dalla mancanza di percorsi strutturati nei centri oncologici. La linea guida incoraggia gli oncologi ad attivarsi non solo sul piano clinico, ma anche su quello organizzativo e politico, per garantire a ogni paziente il diritto di preservare, insieme alla vita, anche la possibilità di una genitorialità futura.