Una review pubblicata sulle pagine del New England Journal of Medicine sottolinea la necessità di preoccuparsi dei problemi di salute di chi è in carcere. Un tema che riguarda anche tanti pazienti oncologici, senza dimenticare l’importanza della prevenzione e degli screening. Un tema caro anche ad AIOM, che sui Numeri del Cancro 2024 ha dedicato un capitolo a questo tema.
Brinkley-Rubinstein L, Berk J, Williams BA. Carceral Health Care. N Engl J Med. 2025 Feb 27;392(9):892-901. doi: 10.1056/NEJMra2212149. PMID: 40009808.
Molte persone condannate alla reclusione arrivano nelle strutture carcerarie con fattori di rischio socio-culturale per la salute, tra cui un accesso subottimale all'assistenza sanitaria, disturbi da abuso di sostanze, malattie mentali, esposizione alla violenza, precarietà di residenza o domicilio, povertà e traumi fisici o psicologici. Tutti questi rischi per la salute rischiano di amplificarsi in molte strutture carcerarie, per la solitudine, nonché per il rischio di esposizione alla violenza fisica e psicologica,
Molte persone arrivano in prigione o in carcere in cattive condizioni di salute e le condizioni nelle strutture carcerarie, in particolare l'isolamento, il sovraffollamento e le temperature estreme, possono peggiorare la salute. Gli effetti negativi dell'isolamento sulla salute mentale e fisica sono ben documentati: l'isolamento estremo aumenta l'autolesionismo e l'ideazione suicida, la solitudine e le malattie cardiovascolari; esacerba le condizioni croniche; e aumenta il rischio di morte dopo il rilascio.
Una review pubblicata sulle pagine del New England Journal of Medicine ha sottolineato la necessità di preoccuparsi dei problemi di salute di chi è in carcere. Un tema che riguarda anche tanti pazienti oncologici, senza dimenticare l’importanza della prevenzione e degli screening.
Per quanto riguarda il cancro, gli autori sottolineano che sono necessarie ricerche per meglio comprendere e soddisfare le esigenze di assistenza sanitaria della popolazione carceraria.
Negli Stati Uniti, il cancro è attualmente la seconda causa di morte nelle carceri statali, e nonostante questo si sa molto poco sull'assistenza oncologica in ambito carcerario.
Gli autori elencano alcune necessità per comprendere e migliorare l'assistenza dei pazienti detenuti. Andrebbe ad esempio garantito che i soggetti anziani possano dormire e accedere ai pasti in condizioni confortevoli. Viene sottolineata anche la necessità di una pianificazione anticipata dell'assistenza nell'ambiente carcerario (ad esempio, i pazienti dovrebbero mantenere il diritto di prendere le proprie decisioni mediche e di identificare un sostituto decisionale); la necessità di accesso al rilascio medico anticipato ("rilascio compassionevole"); e l'accesso alle cure palliative e ai servizi di hospice per i pazienti con gravi malattie che limitano la vita.
In molte strutture carcerarie è necessario migliorare l'erogazione dell'assistenza sanitaria per le donne. Ad esempio, dicono gli autori, l'incidenza della displasia cervicale e del cancro è elevata, ma la sfiducia nei confronti dei professionisti sanitari può impedire alle donne di sottoporsi allo screening e le barriere a livello di sistema possono minare i collegamenti con l'assistenza post-rilascio per gestire i risultati anomali dello screening. Più in generale, l’accesso agli screening appropriati per l’età può essere un problema, che rischia di impattare negativamente sulle chance di salute e sulla mortalità dei detenuti.
Nell’edizione 2024 dei Numeri del Cancro, AIOM ha ospitato un capitolo a cura di Lucia Castellano, Provveditore Regionale dell’Amministrazione Penitenziaria della Campania per il Ministero della Giustizia.
Nel capitolo si legge: “Se è vero che il carcere è in sé patogeno e la popolazione ivi rinchiusa particolarmente fragile, è altrettanto innegabile, data la deprivazione sociale di grandissima parte della popolazione detenuta, il ruolo straordinariamente rilevante che possono svolgere i servizi sanitari destinati a favore dei detenuti, in quanto l’ingresso nei luoghi di detenzione può rappresentare la prima occasione di incontro con attività in grado di ridurre la vulnerabilità dal punto di vista sanitario e pertanto una opportunità per quei gruppi svantaggiati che sono difficilmente raggiungibili da liberi. Affinché questo ruolo sia svolto efficacemente, l’OMS ha individuato come requisiti necessari: 1) la totale indipendenza dei servizi sanitari dall’Amministrazione Penitenziaria nella piena uguaglianza dei diritti tra detenuti e i cittadini liberi, 2) un sistema di monitoraggio e valutazione dei bisogni di salute dei detenuti e della performance dei servizi sanitari erogati.”
E’ fondamentale, per i detenuti affetti da una neoplasia, un accesso tempestivo diagnostico e terapeutico alle cure ottimali, al pari degli altri pazienti oncologici.
Inoltre, è importante che gli screening e l’educazione sugli stili di vita e sulla prevenzione raggiungano efficacemente anche la popolazione detenuta.
Come conclude Castellano nel capitolo dei Numeri del Cancro, “l’obiettiva complessità della situazione descritta, nonché l’insufficienza di strumenti, la scarsa attitudine alla collaborazione interistituzionale e la crisi di entrambi i sistemi (penitenziario e sanitario) rendono ancora lontana la prospettiva di una reale tutela del diritto alla salute all’interno dei penitenziari italiani. Il quadro normativo, primario e secondario, è per fortuna molto chiaro ed esige dunque uno sforzo aggiuntivo della Conferenza Stato Regioni e, a valle, delle singole realtà territoriali per rendere effettivo ciò che è scritto a chiare lettere sulla carta e che rappresenta una riforma dall’enorme valenza politica, nel segno di una detenzione costituzionalmente orientata.”